

Acqua diritto umano e bene comune
La sfida culturale del Movimento dell’acqua
A cura di Rosario Lembo * marzo 2009
Il Movimento a difesa dell’acqua come bene comune e contro i processi di privatizzazione dei principali beni comuni, messi in atto dai modello di globalizzazione prende il via lo scorso secolo, alla fine degli anni 80.
Sono gli anni che vedono in Europa e nel Mondo, la nascita di un nuove espressioni organizzate, su base movimentista e campagne da parte dei movimenti sociali e della società civile che esprimono capacità di analisi, di contestazione del modello di globalizzazione dominante e vivacità nel progettare modelli alternativi a quelli del mercato. In quegli anni,e precisamente nel 1998,a Lisbona viene lanciato il Manifesto per un Contratto Mondiale sull’Acqua che oltre a motivare le ragioni di un impegno della politica a difesa dell’acqua, come bene comune da sottrarre alla deriva privatistica, propone un “Piano di azione” per costruire a partire dall’ “acqua” un modello di diversa gestione dei beni comuni.
A
distanza di 10 anni dal lancio di quel Manifesto, grazie all’azione di sensibilizzazione svolta da Riccardo Petrella e dai Comitati per un Contratto mondiale, a difesa all’acqua come bene comune è nato un Movimento che costituisce, nell’ambito dei movimenti sociali, uno dei soggetti più innovativi.
A che punto è il Movimento per l’acqua bene comune e diritto umano
Come si colloca oggi, a distanza di circa 10 anni dalla sua nascita il Movimento per l’acqua. Per tracciare un fotografia dell’attuale Movimento è necessario ricordare i principali obiettivi lanciati dal Manifesto : la creazione di una Rete, cioè di un collettivo di comitati di azione impegnati a difesa dell’acqua e delle risorse idriche e la messa in atto di azioni in grado di contrastare i processi di mercificazione e di privatizzazione . Tracciare un bilancio richiede quindi partire dai risultati politico che il Movimento dell’acqua ha raggiunto nei vari continenti rispetto a questo due obiettivi. In Italia dove la sensibilizzazione e mobilitazione dei cittadini sul tema dell’acqua sono stati, fino al 2003, un impegno del Comitato italiano per il contratto mondiale con il supporto di alcune ONG aderenti al CIPSI, si può oggi constatare che ci troviamo in presenza di un Movimento nazionale significativo sul piano della mobilitazione e dell’azione politica. Questo salto di qualità, dalla sensibilizzazione alla progettualità politica è avvenuto nel 2003, a seguito della proclamazione da parte delle Nazioni Unite dell’Acqua Internazionale dell’acqua. In quella occasione approfittando dell’interesse al tema da parte di varie associazioni ambientaliste e dei movimenti sociali il Comitato italiano ebbe l’intuizione di organizzare a Firenze il 1° Forum Mondiale Alternativo sull’Acqua(marzo 2003). Il Documento finale e la proposta di impegno sui 4 assi tematici ( riconoscimento del diritto, acqua bene comune, finanziamento del diritto, partecipazione e democrazia) sono diventati, a partire da Firenze il punto di riferimento e di mobilitazione dei Comitati territoriali , molti dei quali collegati al Contratto mondiale dell’acqua, operativi sui territori e che costituiscono una parte dell’ossatura dell’attuale Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua. I principali risultati raggiunti a livello nazionale posso essere cosi sintetizzati.
Sul piano culturale il Movimento è riuscito a consolidata nell’opinione pubblica, presso le istituzioni, la consapevolezza dell’acqua come un bene comune da tutelare per le future generazioni. Questo nuova di responsabilità trova testimonianza nella crescita del consumo dell’acqua di rubinetto, nel diffondersi della mobilitazione contro le acque minerali, nell’attenzione verso la concessione di sfruttamento delle acque minerali, nelle campagne di promozione del risparmio idrico promosse da aziende ed amministrazioni locali.
Sul piano della progettualità politica, il Movimento è essere riuscito dapprima a contrastare la spinta verso l’affidamento al mercato,tramite gara della gestione del servizio idrico, con l’introduzione della gestione in house-providing, cioè sotto il totale controllo pubblico, e successivamente, partire dal 2005, ad imporre il tema dell’acqua all’agenda della politica italiana. E’ stato cosi possibile, soprattutto a livello delle amministrazioni locali sperimentare nuovi processi di gestione dei servizi idrici ma anche di mobilitazione contro i processi in atto. Infine accanto all’apertura di vertenze locali per contrastare aumenti indiscriminati di tariffe, il Movimento è riuscito nel corso del 2007 ad elaborare e depositare anche una proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto oltre 400.000 firme e che è tutt’ora giacente in Parlamento.
Il disegno di legge predisposto dal Governo Berlusconi a fine giugno è diventato legge 133, con l’art. 23 il 6 agosto 2008, annulla buona parte dei risultati conseguiti dal Movimento e che rispetto ai processi di liberalizzazione avviati dal precedente Governo era riuscito, con l’appoggio dei partiti della sinistra, a far escludere i servizi idrici dal provvedimento e successivamente con la finanziaria ad ottenere una moratoria dei processi di affidamento. L’art. 23bis della Legge 133 infatti dichiara l’acqua un servizio pubblico locale di rilevanza economica a cui si applicano le regole della concorrenza, con il conseguente obbligo di messa procedure competitive di evidenza pubblica.
Di fatto il Movimento italiano dell’acqua costituisce in questo momento uno delle espressioni più avanzate sul piano della capacità di mobilitazione ma anche di progettualità politico-culturale dei cittadini e della società civile, al quale si stanno affiancando altri movimenti di mobilitazione a difesa di altri beni comuni, come la terra, l’ambiente, i rifiuti, l’aria.
A livello Europeo, il Movimenti impegnati a difesa dell’acqua costituisce un processo avviato a partire dal Manifesto di Lisbona ma che si presenta ancora con risultati diversificati a livello di singoli Paesi, nonostante la progettualità elaborata attraverso alcuni significativi appuntamenti come il 2° Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua (marzo 2005) e la 1° Assemblea Mondiale dei cittadini ed eletti dell’acqua ( Parlamento europeo, marzo 2007)
Il Belgio, costituisce la punta più avanzata essendo pervenuto all’obiettivo di far approvare, a livello delle tre Regioni, leggi che riconoscono l’acqua come un bene comune e sanciscono la gestione pubblica del ciclo dell’acqua. Le principali Aziende pubbliche hanno inoltre introdotto nelle politiche di gestione alcune delle proposte del manifesto dell’acqua, in particolare la promozione dell’acqua di rubinetto, la cooperazione tra aziende pubbliche e stanno promuovendo la nascita delle Reti delle aziende pubbliche europee.
In Francia dopo una fase più concentrata sulla denuncia delle politiche delle principali Multinazionali francesi, il Comitato francese ed i movimenti sono riusciti, in occasione delle recenti elezioni amministrative, ad introdurre nell’agenda politica degli Eletti l’impegno al ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Alcuni importanti risultati sono stati raggiunti a Parigi e processi di non rinnovo delle concessioni di gestione ai privati sono in atto da parte dei altre città francesi.
In Svizzera, dove l’acqua è gestita come un servizio pubblico, il Comitato Svizzero per il Contratto Mondiale dopo la realizzazione del 2° Forum Alternativo, continua a monitorare la situazione ed impegnato attraverso referendum a far inserire negli statuti comunali il principio del diritto all’acqua e della gestione come servizio pubblico di interesse generale, come è avvenuto nelle città di Ginevra e Losanna.
La creazione di una Rete Europea, cioè di un coordinamento dei Forum o dei Comitati impegnati nei vari paesi a contrastare i processi di privatizzazione dell’acqua, costituisce un obiettivo che le principali associazioni europee si sono dati a partire da un incontro che ha avuto luogo a Milano nel corso del 2007 ha trovato la sua formalizzazione in occasione del prossimo Forum Sociale Europeo di Malbourne nel settembre 2008 e il processo si rafforzamento costituirà uno degli obiettivi prioritari del lavoro a partire dal 2009 in funzione della stessa evoluzione che in Europa caratterizzerà la gestione dei servizi pubblici.
Volgendo la sguardo a livello Mondiale va preso atto che anche nei tre continenti, il processo costituente e di coordinamento dei Movimenti impegnati a difesa dell’acqua ha raggiunto significativi risultati.
In Brasile, soprattutto nell’Amazzonia, in Ecuador, in Bolivia, in Colombia, sono attivi diversi associazioni e Movimenti che a partire da un approccio ambientalista a difesa della risorse idriche ( fiumi, sorgenti, dighe) sono passati all’impegno per contrastare i processi di privatizzazione. Sulla base della condivisione delle strategie definita attraverso i Forum Alternativi, diversi Comitati hanno attivato referendum popolari finalizzati a chiedere il riconoscimento del diritto all’acqua nelle Carte Costituzionali degli Stati. Positivi risultati sul piano della costituzionalizzazione dei diritti all’acqua sono stati raggiunti in Bolivia ed a seguito di campagne referendarie anche la Colombia e l’ Ecuador sono riusciti ad inserire nelle rispettive costituzioni il diritto all’acqua ed attraverso leggi nazionali specifiche sull’acqua.
Di recente anche in America centrale, le comunità di base delle 4 piccole repubbliche del Salvador, Honduras, Nicaragua,Guatemala, dopo la fine delle tragiche guerre si trovano preoccupati delle politiche messe in atto dalla Banca Mondiale e dalle principali imprese multinazionali, che puntano allo sfruttamento ed alla privatizzazione della risorsa acqua in Centro America, diverse comunità di base cominciano ad impegnarsi a difesa dell’acqua soprattutto a livello dei loro Comuni.
Il Comitato italiano in collaborazione con un gruppo di diverse associazione ed ONG ha realizzato una Carovana ( 8-22 novembre 2008) dell’acqua alla quale hanno preso parte amministratori locali, giornalisti, fotografi che partendo dal Nicaragua ha attraversato i principali paesi dell’America Latina ( Ecuador, Guatemala, Salvador, Nicaragua,.. etc) consentendo di portare all’attenzione internazionale e nazione le lotte di mobilitazione che le comunità locali conducono quotidianamente per difendere contro i processi di mercificazione e privatizzazione l’acqua sui vari territori.
In Africa dopo il Forum Sociale Mondiale di Nairobi, il processo di costruzione di una Rete africana del Movimenti per l’acqua resta al momento limitato all’area saheliana ed analoga situazione è riscontrabile anche a livello del continente indiano. In entrambi i continenti i movimenti sono impegnati ancora con un approccio ambientale finalizzata alla salvaguardia e difesa delle risorse idriche ed a favorire l’accesso all’acqua per le popolazioni soprattutto nelle zone rurali.
Anche nel bacino del Mediterraneo si sono avviati dei processi di mobilitazione soprattutto intono al tema della costruzione delle “ dighe” ed all’estendersi dei processi di desertificazione che portano el comunità , soprattutto in ambito rurale ad emigrare verso le città. Anche rispetto a questa minaccia il Comitato italiano si è fatto portavoce dei rischi di devastazione ed distruzione di importanti città e monumenti storici in Turchia con la realizzazione di una Carovana dell’acqua in Kurdistan realizzata in occasione del Forum Mondiale dell’acqua di Istanbul ( Marzo 2009) consentono cosi di far conoscere ad oltre 30 rappresentanti di enti locali, media ed associazioni i rischi connessi con l’attuazione del piano GAP in Anatolia.
Quali sono i principali risultati raggiunti dal Movimento dell’acqua
A distanza di 10 anni dal lancio del manifesto avvenuta a Lisbona (1998) dopo la realizzazione dei due Forum Alternativi Mondiali dell’acqua, i principali risultati conseguiti dal Movimento dell’acqua, di cui il Contratto Mondiale ha costituito e costituisce uno dei motori portanti, possono essere cosi sintetizzati.
Rispetto all’obiettivo di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica,dei media e dei movimenti e dell’associazionismo sulle politiche di privatizzazione e mercificazione in atto rispetto all’accesso ed alla gestione dell’acqua è possibile affermare che questo obiettivo è stato raggiunto. In quasi tutti i continenti la difesa dell’acqua costituisce uno dei beni comuni che vede impegnati comitati di cittadini ed comitati di base.
La richiesta di riconoscimento del diritto all’acqua e le mobilitazioni territoriali per ritardare e contrastare le tendenze verso la privatizzazione della gestione da parte della politica , costituiscono il secondo obiettivo che si può dire sia stato raggiunto e praticato , con successo, a livello dei singoli continenti. Il risultato di questa azione di contrasto ha portato, come descritto nella precedente ricostruzione, a diversi successi locali sia in paesi latino americani ma soprattutto a livello di alcune risoluzioni ( marzo 2003 e marzo 2006) del Parlamento europeo
Infine il terzo successo è quello sul piano della progettualità. Attraverso il percorso di contrapposizione ai Forum Mondiali sull’acqua con la realizzazione di “controforum”, la realizzazione dei Forum Alternativi Mondiali sull’acqua (Firenze 2003 e Ginevra 2005) , il Movimento dell’acqua ha saputo trasformarsi in un soggetto progettale “alternativo” capace di contrapporre alle proposte contenute nella Dichiarazioni finali elaborate dal Consiglio Mondiale dell’acqua e dalle principali Agenzie delle Nazioni Unite – rifiuto del riconoscimento dell’acqua come diritto, promozione di una nuova cultura dell’acqua come bisogno umano, come servizio industriale da gestire secondo regole di mercato, una “nuova politica” di gestione dell’acqua come bene comune, come patrimonio della umanità ma soprattutto come “diritto umano universale” formulando proposte sul piano politico, finanziario, della democrazia partecipativa.
Con la realizzazione della 1° assemblea mondiale dei cittadini ed eletti per l’acqua, (AMECE marzo del 2007), il Movimento dell’acqua è riuscito ad avviare il processo di coinvolgimento, a livello di confronto e di condivisione dei principi del Manifesto per un Contratto Mondiale dell’acqua, delle principali categorie di stackholders (Parlamenti, Aziende, Enti locali, Sindacati, cittadini, consumatori) e di puntare quindi a far dibattere il tema del diritto all’acqua all’interno delle Istituzioni. Purtroppo l’obiettivo di ottenere da parte della comunità internazionale ( Nazioni Unite) attraverso i Forum Mondiali dell’Acqua è fallito in quanto tutte le dichiarazioni finali non contemplano questa “richiesta” della comunità internazionale.
E’ per questo che n funzione dell’insuccesso sul piano del “ riconoscimento del diritto” come Contrato siamo impegnati a sostenere nuove strumenti a tutela e s salvaguardia della risorsa acqua come la proposta di un “ Protocollo mondiale sull’acqua” e la richiesta di inserimento del tema dell’acqua fra quelli da affrontare nella “Conferenza mondiale sull’Ambiente” e nel dibattito sui “cambiamenti climatici” . Se si riuscirà a raggiungere questi obiettivi, a partire dalla Conferenze di Copenaghen ( 2009) sarà possibile avviare un processo che porterà ad un nuovo accordo Mondiale sul Clima di una proposte per l’inserimento del bene comune acqua nel’agenda di questi negoziati.
A fronte di questa importanti risultati raggiunti, quali sono i nodi politico-culturali che restano ancora da superare e che quindi costituiscono i problemi aperti.
Il primo nodo è quello del riconoscimento del diritto all’acqua.
Pur essendo questo obiettivo un denominatore comune sancito dalle Dichiarazioni finali che i Movimenti hanno sottoscritto a conclusione dei principali Forum Sociali Mondiali e quindi una richiesta unitaria nei confronti delle Istituzioni da parte di tutte le piattaforme continentali dei Movimenti per l’Acqua questo obiettivo è ancora ben lontano dall’essere conseguito.
Il Movimento ha ottenuto alcuni importanti risultati come il riconoscimento del diritto all’acqua approvata dal Parlamento europeo con le dichiarazione nel marzo del 2004 e del 2006, gli impegni assunti da alcuni Governi a conclusione della 1° assemblea mondiale dei cittadini ed eletti per l’acqua ( marzo 2007).
Purtroppo però questi risultati, cosi come tutti i precedenti tentativi condotti nei confronti della comunità internazionale, per ottenere il riconoscimento dell’accesso all’acqua come diritto per tutti,a partire dalla Conferenza di Johannesburg( 2002) per arrivare a livello del Forum Mondiale dell’acqua di città del Messico (marzo 2006) ed al sostegno del Parlamento Europeo, hanno portato solo al rifiuto della richiesta di riconoscere il diritto all’acqua per tutti da parte degli stati e della comunità internazionale.
La sconfitta è dovuta soprattutto alle responsabilità delle Nazioni Unite e delle principali Agenzie che hanno scelto i privati come partner per garantire l’accesso all’acqua per tutti a partire dalla conferenza di Johannesburg (2002). E’ opportuno ricordare che i principali stakeholders e la Comunità Internazionale con la eccezione di solo 4 stati) hanno bocciato, al Forum Mondiale dell’acqua di Città del Messico( marzo 2006). Sempre nel 2006 diversi paesi hanno sottoposto una risoluzione all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo per uno studio dettagliato, supportato da raccomandazioni concrete sul piano dei contenuti e la portata del campo di applicazione giuridica in materia di accesso all'acqua negli accordi internazionali sui diritti umani. Nel 2008 Stati Unite e Canada si sono opposti che la conclusione di questa raccomandazione potesse essere presentata all’Assemblea e l’Assemblea delle Nazioni Unite hanno deciso di rinviare al 2013 la discussione dei una proposta sul diritto all’acqua.
Le preoccupazioni e le minacce alle risorse idriche mondiali connesse con i cambiamenti climatici, sostituiscono il secondo nuovo nodo-pericolo con il quale sia la comunità internazionale che i Movimenti devono oggi confrontarsi. La soluzione scelta dalla Comunità internazionale, difronte ai disastri prevedibili connessi con i cambiamenti climatici, è quella della politica della mitigazione e della gestione delle emergenze. Non esiste la volontà da parte della politica di abbandonare l’approccio di consolidare il processo di mercificazione dell’acqua. Le scelte della Comunità internazionale e delle stesse Nazioni Unite non vanno nell’ottica auspicata e sollecitata dai Movimenti di salvaguardia della risorsa acqua e quindi di riduzione dei consumi.
Le Nazioni Unite hanno conferito, nell’ambito del programma di cooperazione globale dell’ONU, alle imprese il mandato di proporre la nuova strategia per la gestione dell’acqua nel XXI secolo. Attraverso il “CEO Water Mandate”, saranno quindi le principali imprese multinazionali dell’acqua(CocaCola, PepsiCola, Nestlè,Levi,Unilever ecc) ad assumere la leadership di proporre le principali strategie mondiali dell’acqua con cui si dovrà far fronte ad una risorsa acqua sempre più rara ed inquinata e la logica che sembra destinata a trionfare è quella della mercificazione dell’acqua ed a trasformarla nel petrolio del XXI secolo.
Purtroppo anche il V° Forum Mondiale di Istanbul, ( marzo 2009) in funzione del rafforzamento delle alleanze costruito con le principali Agenzie delle Nazioni Unite con Enti locali e forze parlamentari rispetto ai contenuti della dichiarazione, obiettivo perseguito don determinazione dal Consiglio Mondiale dell’acqua, la Conferenza si è chiusa con una affermazione generica dell’accesso all’acqua come un “bisogno”, una “necessità fondamentale” negando ancora una volta la richiesta di riconoscimento del diritto all’acqua proposto da diversi Governi latino americani, ma anche da alcuni Enti locali. Il risultato positivo raggiunto attraverso il Contro Forum realizzato dai Movimenti ha portato però al rafforzamento del fronte dei Governi che sono diventati 16 e degli enti locai oltre che si sono rifiutati di sottoscrivere la dichiarazione finale ed è aumentato quindi il fronte dei Governi e degli altri rappresentanti e portatori di interesse che non hanno firmato la Dichiarazione non riconoscendosi nelle proposte formulate.
Il secondo nodo riguarda i Movimenti
Difronte a questi nuovi scenari si apre quindi l’esigenza, da parte dei movimenti, di ridefinire nuove strategie a partire dal mantenimento e valorizzazione delle conquiste raggiunte a livello locale dove oggi sono riscontrabili nuove alleanze e sinergie che vedono in campo i Sindaci, i consigli Comunali ed i cittadini.
Non si può continuare a realizzare Forum o Forum Alternativi solo per incontrarsi, raccontarsi e socializzare le esperienze di lotta in corso nei vari paesi. La mobilitazione dal basso e la resistenza è necessaria ma non è sufficiente a contrastare la strategia in atto da parte delle imprese multinazionali ed i nuovi paini di sfruttamento del bene acqua per soffi sfare le domanda mondiale di energia pulita, di biocombustibile ……
Sono questi soggetti che hanno una comune visione dell’acqua uno dei punti forza della nuova strategia che i vari Movimenti devono rilanciare e nel contempo si deve puntare a ridurre la compattezza e la legittimità delle dichiarazioni finali del Forum e di quei soggetti privati che finora hanno promosso ed organizzato i Forum Mondiali, per raggiungere l’obiettivo di trasferire le competenze sull’acqua e quindi del prossimo Forum dell’acqua alle Nazioni Unite ma nel contempo di saper analizzare e denunciare le nuove strategie di sfruttamento del bene comune acqua che porteranno alle future guerre locali fra comunità ed utilizzatori.
*Rosario Lembo
segretario Generale
Comitato italiano del contratto mondiale dell’acqua
Onlus
www.contrattoacqua.it
